Ma perché mia madre non mi lascia uscire?

“….si va bene lo so che quand’eravamo a casa ne ho combinato qualcuna, ho frequentato un brutto ambiente e insomma ora ho anche dei precedenti…. Si si si lo so che mia madre è venuta in Italia per portarmi via da quella situazione, come dice lei ‘per mettermi in salvo’…. Ma ora sono grande, ho 19 anni, sono cambiato, frequento persone diverse, questi sono i miei amici, siamo tutti tranquilli, io vorrei solo poterli vedere la sera…
Ma perché mia madre non mi lascia uscire?”

Sportello di ascolto in una scuola dell’hinterland milanese.
Qui i paesi di origine sono veramente tanti, tante le lingue, tante le culture, le abitudini.
Ma i problemi dei ragazzi che frequentano questa scuola non sono diversi, sono gli stessi di tutti i ragazzi del mondo.

Lo chiameremo Giulio.
Viene allo sportello con gli amici, così si fanno coraggio l’un l’altro. Racconta la sua storia.
Fra i tre forse è quello che dà più l’impressione di essere “grande”, quasi adulto.

I colloqui sono molto veloci.
I ragazzi hanno bisogno di rapidità, di soluzioni da mettere in pratica subito, sono veramente qui e ora, ma soprattutto sono disposti a mettersi in gioco e a cambiare – e lo fanno rapidamente.

Giulio esce dal colloquio con un’idea rivoluzionaria.
“Ne parlerò con mia madre”.

Qualche settimana dopo ci incontriamo nei corridoi.
Mi fa da lontano il gesto di ok, si avvicina con un gran sorriso:
“Tutto a posto, ho parlato con lei. Ed ora posso uscire”.

 

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